Il Growth Master: l'angelo della crescita

Aggiornamento: 15 apr 2021

In Italia solo nell’ultimo trimestre del 2020 è stato registrato un aumento del 2,98% che riguarda la nascita di nuove di nuove #startup.

Secondo #Confindustria #Firenze, solo in Lombardia ad oggi se ne contano ufficialmente 3038, +110 in numero assoluto e +3,76% rispetto all’ultimo quadrimestre del 2019.

Ogni #sturtup ha necessità di crescere del 220% ogni anno, il punto focale dal quale partire per la nostra riflessione è che una nuova realtà commerciale non ha gli stessi mezzi e risorse di un’azienda consolidata, deve perciò puntare sull’esplosione continua e costante delle sue potenzialità, poichè la sua esistenza è tutto meno che certa.

Così l’avvio di una nuova impresa, può essere paragonato alla traversata di in un mare in tempesta, bisogna essere sicuri che l’equipaggio non sia composto solo da neofiti della navigazione, ma che a bordo ci sia un pirata navigato, che possegga il dono di vedere anche tra i banchi di nebbia così da poter guidare il veliero verso orizzonti più sereni; nel linguaggio #digital il pigmalione dello sviluppo oggi ha un degno rappresentante: il #growth #hacker.

Uno sconosciuto in Europa, continente in cui ancora fatica ad acquisire fama, mentre negli USA il termine #growth #hacking è entrato in voga già nel 2010 battezzato dal suo padrino Sean Ellis, l’angelo delle sturtup.

Nel panorama europeo fare #growth #hacking significa trasformarsi nell’Arsenio Lupin del #marketing: ladro gentiluomo, con un unico obiettivo: essere specialista della crescita.

Cosa serve per fare #growth #hanking: conoscenze poliedriche, mentalità elastica, visione eclettica e immersione totale nel mondo del marketing online, l’immaginazione poi è la ciliegina sulla torta.

Proprio come l’eroe dei fumetti, il #growth #hacker è trasformista, grande seduttore, non ricorre mai alla violenza e si rivolge ai suoi antagonisti con curiosità e un gran senso dell’ humor.

Essendo una figura plastica, ogni #growth #hacker ha la sua personale arma vincente, ma strategia comune è la crescita delle vendite a medio-lungo termine delle imprese, attraverso l’implementazione dei #canali #online, con il fine di aumentare la generazione di #conversioni, mission realizzata attraverso l’utilizzo in particolare #Google ADS e #Facebook per la fase di #awareness di un #brand e l’invito all call to action.

Quali sono le strategie di un #growth #hacker?

Viral acquisition: generare rumore al fine che siano gli stessi futuri #buyers a parlare del prodotto e dunque a diffonderne la conoscenza #online.

Paid acquisition: generazione di #leads attraverso #facebook #advertising e #SEM

Content marketing: partorire idee innovative, come e-books, blog, magazine online, ma soprattutto facendo in modo che questi contenuti siano alimentati tramite la condivisione sui canali #social.

E-mail #marketing: creazione di un rapporto di fiducia con i clienti acquisiti.

SEO: ottimizzazione della visibilità online di un’azienda così da farle acquisire quel turbo in più, indispensabile per superare i percorsi in salita.

Se nel marketing esiste la parola campagna, nel growth hacking la key word di riferimento è esperimento.

Fare #growth #hacking significa testare costantemente le proprie idee e capacità, provare nuovi tools e #web #strategies, puntando sempre al potenziamento delle risorse personali e aziendali, pensando e ragionando fuori dagli schemi.

Il #growth #hacker va oltre il marketing: mira all’incremento di un #business, dunque si parla del futuro stesso del #marketing.

Una start up dovrebbe possedere un team di growht hacking: un programmatore, un #marketer, un grafico/designer e un growth master ovvero una persona che possegga una visione a volo d’uccello per poter supervisionare il processo nel suo insieme.

Mantra del growth master: non aspettarsi mai risultati in breve periodo, essere instancabili nella ricerca di nuove soluzioni, imparare dai propri errori e scrutare il web con animo curioso e appassionato.

“Più difficile è il bersaglio e più soddisfazione c'è nel colpirlo.” (Lupin III)


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