Nucleare e Green Taxonomy: un dibattito per il futuro sostenibile

Aggiornamento: 7 feb

Tassonomia verde: nucleare sì o nucleare no?


Kadri Simson, commissario UE all’Energia, nel mese di dicembre del 2021 ha tentato di argomentare tutte le ragioni che dovrebbero far propendere per un ok rispetto gli investimenti sostenibili che prevedano una nuova tassonomia verde, ovvero che si rivolga con sguardo positivo verso il nucleare.


Come riportato da Rinnovabili.it il 1° dicembre scorso, il commissario ha così dichiarato alla cerimonia inaugurale della Word Nuclear Exhibition di Parigi:

Il costo dei finanziamenti giocherà un ruolo chiave nel rendere possibile e competitiva la produzione di energia nucleare”.


Suddetti finanziamenti, si riferirebbero in parte - qualche decina di miliardi di euro - al paradossale tentativo di prolungare la vita agli impianti esistenti, aggiungendo così altre centinaia di miliardi affinché vengano realizzate nuove centrali, destinate a garantire una determinata quota di energia nucleare fino al 2050; investimenti che faticheranno ad arrivare se non si prevederà l’aggiunta del nucleare nella Green Taxonomy europea.



L’idea è proprio quella di integrare all’interno delle energie rinnovabili una quota ‘realistica’ di nucleare.

Ma i numeri alla mano, mostrano invece che se si desidera realmente preservare l'ecosistema globale, l’atomo della discordia deve necessariamente rimanere fuori dall’elenco degli investimenti sostenibili.


Secondo Petizioni.net, qualsiasi azione o attività, al fine di essere registrata tra quelle rientranti nelle politiche ambientali, deve dimostrare di essere in linea con i contributi pensati per la riqualificazione energetica, dunque avere come obiettivo la mitigazione dei cambiamenti climatici, in particolare rispettando i 5 obiettivi green:


  • Adattamento ai cambiamenti climatici

  • Risparmio idrico e protezione delle risorse marine

  • Transizione ad un’economia circolare

  • Prevenzione inquinamento atmosferico

  • Protezione della biodiversità e degli ecosistemi


Il dibattito all’interno dell’UE non ha ancora trovato un accordo, al punto che dopo aver messo i piedi nel 2022, gli Stati membri del vecchio continente ancora discutono circa gli investimenti da dedicare al nucleare e nel gas, cercando di includerli in quelli destinati alla transizione ecologica, indispensabili per condurre il continente alla neutralità climatica prefissata per il 2050 e presente nel Green Deal



Quali sono gli aspetti di incertezza che rallentano il processo decisionale?


Da un punto di vista economico, è importante iniziare a capire se il nucleare convenga realmente, comparandolo con le altre energie alternative.

Le stime dell’Agenzia per l’ambiente tedesca stima che la produzione di energia atomica, circa 117 g/kWh è molto meno inquinante se comparata a quella dei combustibili fossili come ad esempio il carbone, di cui 1034 g/kWh per la lignite e 864 g/kWh per l’antracite, o il gas naturale, di cui 442 g/kwH, se invece confrontato con le rinnovabili, il valore generato dall'emissione del nucleare è elevato, si parla di numeri che mostrano come superi 3 volte quello generato dal fotovoltaico (33 g/kWh) arrivando a 13 volte in più rispetto l’energia eolica (7 g/kWh) e 30 volte quelli da impianti idroelettrici (4 g/kWh).


Altro dato di non poco conto, è quello che mostra come l’energia prodotta tramite il nucleare sia direttamente influenzata dal riscaldamento globale in senso negativo, ad esempio, il riscaldamento eccessivo dell’atmosfera ha costretto nelle scorse estati alla chiusura temporanea di numerosi centrali, poiché le temperature eccessive non consentono una produzione energetica in sicurezza, ovviamente la conseguenza diretta è stata una perdita economica rilevante.


Per quanto riguarda l’aspetto ecologico, l'energia nucleare, secondo Educaambiente, porta con sé più aspetti negativi che positivi.

L’atomo infatti permette di generare energia tramite il bombardamento di uranio tramite neutroni, ciò significa che ogni nucleo di uranio subisce la fissione nucleare dividendolo così in due nuclei più piccoli.

La conseguenza fisica è la generazione di nuovi nuclei, che immediatamente verrebbero bombardati da altri nuclei di uranio innescando così la conosciuta e temuta reazione a catena nucleare.


Attraverso questo processo viene inevitabilmente immessa nell’atmosfera radioattività ad alta intensità, ed ogni oggetto esposto ne assorbirebbe una quota variabile divenendo così una scoria radioattiva presente nell’ambiente.

Il punto cruciale è che attualmente non esiste ancora alcuna tecnologia in grado di poter distruggere e dunque smaltire queste scorie, discorso che potrebbe essere in parte bypassato se esistesse la possibilità di sfruttarle per produrre altre fonti energetiche.


E a proposito di fonti energetiche alternative, Edison, oggi è in grado di offrire soluzioni e servizi eco friendly, il punto forte di questa società, è l’essere riuscita negli anni, non solo a proporre fonti avveniristiche energetiche, bensì di aver raggiunto nel tempo la capacità di essere diretto produttore energetico.


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