Italia: no al ritorno al carbone, si al teleriscaldamento.

Aggiornamento: 8 apr

Mentre Biden si mostra impegnato nell’atto di richiedere al congresso 50 miliardi per l’azione climatica per gli USA, l’Europa combatte su due fronti: quello in cui protagonista è il tentativo di arginare il rischio di un ritorno al carbone e l’atto di trovare un accordo tra i Paesi che la compongono, con l’idea di raggiungere l'indipendenza energetica indispensabile per gestire i prezzi del mercato energetico, ottimizzando le risorse esistenti e minimizzando le spese per i consumatori.

Gli utenti italiani di luce e gas, dopo aver subito l’impennata del caro bolletta iniziato nell’ultimo trimestre del 2021 oggi si sentono smarriti e preoccupati.


Rinnovabili.it, noto quotidiano online, traino dell’informazione legata al tema sostenibilità ambientale, è chiaro: nessuna paura, le soluzioni esistono e alcune sono già funzionanti come quelle legate alle centrali di teleriscaldamento.




Solo nel 2017 infatti in 28 comuni italiani erano già in esercizio a pieno regime 32 reti di teleraffrescamento e altrettanti di teleriscaldamento.

Paradossalmente però il significato di ‘’impianto cogenerativo'' o di ‘’teleriscaldamento’’ è ancora sconosciuto alla maggioranza degli italiani.

Tali termini nascono con l’esigenza di descrivere un unico impianto deputato alla produzione di energia elettrica, con l’obiettivo di rifornire le unità abitative circostanti.


Il teleriscaldamento, è così definito in quanto il suo funzionamento basale prevede la generazione vera e propria di una unità di riscaldamento da remoto.

Da ogni singola centrale, il calore generato viene trasmesso grazie ad un fluido termovettore, il quale solitamente è acqua ma, viste e preoccupazioni legate alla siccità che preoccupano la nostra penisola, è giusto sottolineare fin da subito che laddove necessario possono essere sfruttate altre tipologie di fluidi in base alla disponibilità geoterritoriale di mercato quella di mercato.



L’impianto nel suo complesso è costituito da un rete di tubazioni definita ‘’primaria” che si snoda a partire dall’impianto centrale/cogenerativo, diramandosi poi in maniera capillare al di sotto di tutta la superficie urbana fino alla centralina di scambio, quella secondaria invece, comprende gli impianti di riscaldamento veri e propri e che sono appannaggio di ogni singolo utente, questa è collegata a quella primaria tramite quella di scambio, la quale gestisce in toto lo scambio di fluido in favore degli ambienti abitativi.


Come viene trasportato il fluido termovettore alle abitazioni?

Ogni sistema di teleriscaldamento e perciò composto da due macro reti di tubazioni: la rete di tubazioni principale lungo il suo percorso incontra quella secondaria, ovvero quella riferita agli utenti, e qui avviene lo scambio di calore grazie a delle specifiche sottocentrali installate in prossimità degli edifici.

Il calore viene infine trasferito nell’acqua delle tubazioni di ogni singolo utente e può essere utilizzato al fine di riscaldare l’abitazione o semplicemente impiegato per l’acqua sanitaria.

Il fluido termovettore,una volta ceduto il calore, torna verso la centrale principale dove viene nuovamente riscaldato per essere redistribuito.


Come può il teleriscladamento contribuire al processo di decarbonizzazione e sul portafoglio degli italiani?

Si tratta di ragionare in termini di economie in scala!

Il teleriscaldamento permette di ridurre ogni tipologia di spreco energetico, e di minimizzare l’impatto sull’ambiente rispetto alle soluzioni che utilizzano impianti a caldaia singola.


La realizzazione e il successivo utilizzo di una rete di teleriscaldamento, permette una gestione razionale delle fonti energetiche, la centrale primaria dovendo erogare una potenza termica continua e costante, eviterebbe oscillazioni di prezzo causate dal variare della domanda e - come ampiamente spiegato - producendo importanti benefici ambientali.


Come viene progettata una centrale di teleriscaldamento?

Il primo passo ad essere compiuto, è quello di una corretta analisi geoterritoriale attraverso l’individuazione dell’area che beneficerà del riscaldamento, il secondo e l’analisi vera e propria dell’utenza al fine di stimare il potenziale di domanda e le possibilità di soddisfare la richiesta energetica, grazie alla quale viene restituita una stima che permette di definire le dimensioni della centrale e la localizzazione della struttura in toto, tracciato e dimensioni delle tubazioni comprese.

Prima di passare però alla sua realizzazione viene anche realizzato un report riguardante il bilancio energetico e ambientale, così da poter stanziare un piano economico e finanziario, ottenendo i massimi benefici in termini di consumi energetici e risparmio economico, e contemporaneamente, minimizzando l’impatto ambientale.


Quali vantaggi?

Sicuramente nel tornaconto totale la scelta del combustibile gioca un ruolo fondamentale, nella nostra penisola al momento, il più diffuso è quello di gas naturale, nel caso delle centrali di teleriscaldamento, il dato fondamentale è che la scelta viene fatta sempre in base alla disponibilità rispetto il mercato di riferimento.

Altro vantaggio non trascurabile è che il combustibile non è mai utilizzato direttamente dal solo utente finale, ciò significa per l’ambiente una diminuzione sostanziale di accumulo di scorie nocive.

In ultimo, è importante sottolineare che il controllo sui fumi emessi dalle centrali è sicuramente più rigido di quanto accade su quelli indipendenti.

Quali sono le altre fonti di calore sfruttabili da un sistema di teleriscaldamento?

Secondo la società a2a essendo il teleriscaldamento un sistema energetico integrato, la possibilità di recuperare calore disponibile da più fonti è maggiorata rispetto altre tipologie di sistema di riscaldamento, ne sono esempio la termovalorizzazione dei rifiuti non riciclabili, o la geotermia innescata dalle pompe di calore derivante dallo scarto dei processi industriali.

Ed il teleraffrescamento?

Come riportato dalla rivista online di settore Solo Ecologia, i ricercatori della società a2a, stanno lavorando sulla base di risultati ottenuti da un gruppo di ricerca dell’Università di Berlino al fine di rendere un sogno ecologico tangibile realtà, ovvero il poter utilizzare il calore generato al fine di alimentare anche dei veri e propri gruppi frigoriferi deputati ad abbassare le temperature all’interno degli edifici sempre tramite un sistema capillare di tubature, ma soprattutto producendo acqua fresca.


Nonostante l’attuale scenario geopolitico tenga giustamente sulle spine la mente degli italiani, sempre più preoccupati di uno stop al processo di decarbonizzazione, ora risulta essere chiaro che grazie alle nuove tecnologie, l’indipendenza energetica è sempre più vicina.


Ma cosa fare nel nostro tempo per salvaguardare la propria economia domestica?

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