Eolico offshore: la nuova sfida per le rinnovabili

Nonostante lo scenario di guerra che sta investendo emotivamente il nostro continente, politica ed economia non rimangono in stallo ma si agitano e modellano in base ai possibili scenari che vengono prospettati di giorno in giorno, con il fine di riuscire a muoversi nella maniera più intelligente verso l'indipendenza energetica.

Se in un primo momento era stata considerata l’ipotesi di un ritorno al carbonio, per fortuna l’Italia e l’Europa continuano a giocare una partita basata su contraddizioni costanti, nel tentativo di scongiurare il ricorso a soluzioni che, nel tentativo di salvare portafoglio e assicurare uno stoccaggio di rifornimenti energetici, vada però a gravare sul pianeta riportandolo all’uso di tecnologie obsolete e dannose sia per l'ecosistema che per le persone.



Notizia freschissima riportata al 7 aprile dell’anno corrente, il quotidiano online Rinovabili.it ci riporta una notizia inaspettata e green friendly: in occasione dell’evento WindEurope l’impegno condiviso di 7 governi appartenenti all’UE, 17 aziende, 3 TSO e 3 ONG che nella città di Bilbao si sono trovati firmando congiuntamente l’impegno ad accelerare la messa in funzione e l’implementazione attraverso la progettazione di nuovi appalti, degli impianti eolici in mare, studiandone e prevenendone l’implementazione della rete nel tempo.



Prima di parlare delle entusiasmanti novità è giusto però ricordare come stava andando il settore dell’eolico off shore poche settimane prima dell'inizio della guerra.


Il Global Wind Report pubblicato agli inizi del 2022 aveva mostrato un dato abbastanza sconfortante, ovvero che nell’anno 2021 era stato registrato un calo dell’1,8% rispetto la tabella di marcia prestabilita per la corsa verso la neutralità del carbonio.

È accaduto infatti che a fine 2021 nel globo era stata resa funzionante una capacità eolica complessiva di 837 GW.


Come stabilito dalle linee guida del Green Deal europeo, entro e non oltre il 2030, gli impianti eolici del nostro continente devono essere funzionanti a pieno regime,che tradotto in termini energetici, significa avere una rete green che viaggi seguendo ritmi che prevedono una velocità 4 volte superiore all’odierna, con l’obiettivo di rimanere sotto la famosa soglia dell’1,5 gradi e perseguendo un preciso obiettivo: raggiungere i 3.200 GW.


Ma le problematiche geopolitiche si sono fatte sentire ed il conseguente calo registrato, sono infatti andati online solo 93,6 GW, ovvero 2 GW in meno rispetto al record del 2020 che poteva vantare di aver raggiunto i 95,3 GW.



Quali sono i segnali positivi e quali punti deboli attualmente registrati?


Iniziamo dai punti forti: il mercato dell’offshore ha funzionato come una Ferrari, l’eolico in mare ha visto crescere le commissioni fino a 21,5 GW di nuova capacità, registrando una crescita del +22,5%

L’occhio duole invece quando cade sulla mancata crescita del settore onshore, come riportato da Rinnovabili.it, se da una parte le turbine messe a terra hanno fatto sì che che nelle regioni dell’America Latina, Africa, Medio Oriente ed Europa si potesse godere della loro messa in funzione, il lato che disturba è il -18% di nuove installazioni, registrato in particolar modo nei mercati più importanti, ovvero quello americano e cinese.



Riportando le parole del CEO di Wind Europe Giles Dickson: “ [...] Il continente ha urgente bisogno di visibilità sui volumi eolici, di un approccio coordinato alla pianificazione della rete e del giusto quadro normativo per far decollare nuovi modelli di business come gli ibridi offshore”.




Quali novità nel dettaglio emerse nell’ultimo incontro Wind Europe?


Nello specifico, ciascuno degli attori coinvolti, e precedentemente citati, si è impegnato nella stesura di una pipeline comprendente ovviamente progetti ad impianti eolici marini e interconnettori ibridi, cercando di scavalcare e rimuovere dove possibile, tutte le normative che in questi anni ne hanno rallentato o ostacolato il processo, ma non solo, ad essere state prese in considerazione sono le best practice riguardanti ciascuno dei regimi partecipanti, così da coordinare la progettazione degli appalti.

In questa sede sono stati anche inclusi i tanto discussi criteri di prezzo, ovviamente differenti da Paese a Paese, a volte con scarti considerevoli che hanno sempre reso spinoso il dialogo e il raggiungimento di un accordo condiviso.

Altra novità importante, riguarda l’identificazione di nuove aree di appalto per la realizzazione di wind farm offshore tenendo conto dei progetti ibridi che possono essere implementati al fine di potenziarne la messa in funzione.



Questo nuovo patto è già pubblico e online (per scaricarlo clicca qui) e vede firmatari Estonia, Lituania, Spagna, Germania, Belgio, Regno Unito e Lussemburgo, accompagnati dai TSO National Grid Ventures, Elia e 50Hz insieme ad oltre 20 rappresentanti dell’industria eolica.




Ma l’Italia invece? Come si sta comportando?


La nostra penisola non poteva tirarsi indietro rispetto questo impegno condiviso, Il Baleolico è il nome assegnato al primo impianto offshore d’Italia e del Mare Meditteraneo, che si eleverà su 130.000 metri quadri sullo specchio di acqua che si trova a 100 m dalla costa, nello specifico situato nella rada esterna del porto di Taranto.

A causare il ritardo del progetto presentato da Renexia nel 2008, sono state le posizioni contrarie della regione Puglia, in particolare del comune di Taranto assieme alla Soprintendenza dei beni paesaggistici con annesso ricorso al TAR del comune di Lecce al fine di chiedere l’annullamento del progetto e bocciato nel 2015 dal Consiglio di Stato.

Anche l’accesso agli incentivi fiscali non ha reso vita semplice al progetto, per i quali si è dovuto attendere il 2016 e l’avvio delle aste rinnovabili grazie alle quali la società Beleolico srl ha ottenuto una cifra pari a 161,7 €

Saranno funzionanti così 10 turbine che assicureranno una produzione di oltre 58 mila MWh arrivando così a coprire il fabbisogno energetico annuo di 60 mila utenti.

L’indipendenza energetica non è dunque un sogno lontano e può far sposare il bisogno di risparmio e sostenibilità ambientale.


Cosa fare intanto per potersi assicurare una fornitura costante, sostenibile ed a prezzi calmierati?


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