Economia circolare e Green Policy, il connubio azienda-ambiente

Una panacea, un elisir miracoloso ai mali del pianeta terra, così viene descritta spesso l’Economia Circolare e tutte le decisioni ad essa legate, ma cosa è nel concreto?


Con Economia Circolare, altro ci si riferisce infatti ad uno dei tanti strumenti pensati per realizzare una civiltà basata sulla sostenibilità.

Tuttavia secondo Elettrico Magazine, le idee in merito sono molteplici e ancora confuse, esistono infatti più di 150 definizioni di Economia Circolare, quadro ovviamente dispersivo e poco chiaro.



Walter Stahel, influente architetto svizzero nel campo dello sviluppo della sostenibilità, definito come uno dei grandi visionari sistemici - in grado di immaginare un’altra economia sostenibile possibile - nel suo volume Economia Circolare per tutti ha così asserito:


“L’Economia circolare oggi non ha ancora formulato una sua teoria generale, un modello relativamente semplice che abbia una definizione chiara e condivisa [...] in pratica, c’è spesso un caos concettuale attorno a questo principio.

Allo stesso tempo, per sapere che cosa è l’Economia circolare bisogna analizzarla nella sua complessità, non ingabbiarla in una definizione sintetica”.


Cerchiamo allora di fare chiarezza, sul significato di EC e sulle ripercussioni Sociali ed Economiche ad essa attribuite.


Se la vecchia Economia Lineare era basata su un modello economico chiaro e noto a tutti: estrarre- produrre- consumare e dismettere, ora con l’EC le regole del business cambiano!


La forma mentis dell’Economia Lineare era tipica di una civiltà industriale appena nata, quella della metà del settecento basata quindi sull’incremento del consumo di massa, il cui termine principe era ‘nuovo’.


Come già analizzato nell’articoloTra Smart City e Mobilità Dolce: il Green Future è Digital’ fondamenta dell’EC sono le famose 3R - Riciclare, Riusare, Ridurre - ma la verità è che si vuole sottolineare che Economia Circolare non significa soltanto riciclare, ma ragionare in ottica di conservazione e recupero delle risorse già esistenti, avendo cura puntando all’estensione del ciclo di vita dei prodotti già esistenti.


Per molti anni, l’industria e il settore privato sono stati spaventati dall’idea di un’economia che promuovesse il riutilizzo delle materia già immesse nel mercato, con l’errata idea che ciò comportasse uno stop nella produzione, in realtà come dimostrato dai nuovi modelli economici i principi della green economy, a settori come quello della manifattura, può permettere proprio al settore privato di produrre nuovi posti di lavoro promuovendo l’economia locale, al punto che oggi si gioca con le parole parlando di transazione piuttosto che di transizione al green.


A Febbraio 2021 il Parlamento Europeo ha votato per il nuovo Green Deal per raggiungere un’economia a emissioni zero carbonio entro il 2050.


Quali vantaggi per l’industria?


Secondo Attualità Parlamento Europeo, ad oggi la produzione dei materiali che vengono utilizzati quotidianamente è responsabile del 45% delle emissioni di CO2.

Le imprese a dispetto di quanto si pensa, otterranno un risparmio energetico notevole, riducendo contemporaneamente le emissioni di gas serra.


In particolare i vantaggi ad oggi elencati includono:


Si parla infatti di un aumento del PIL pari allo 0,5% e che l’UE potrebbe promuovere la promozione di più di 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030.


Quali scenari economici?


Secondo ConsumerLab se si creerà una connessione significativa tra i prodotti e le fabbriche, tenendo conto della catena di valore e delle esigenze dell’utenza,si potrà riqualificare tutto il ciclo di fabbricazione del prodotto assieme a quello del suo utilizzo ma soprattutto del suo riutilizzo, ragionando sempre in ottica Paese in una logica di Sostenibilità nella società, nel mercato e nel territorio.


Per l’azienda sarà possibile ottimizzare l’impiego delle risorse, evitare inutili sprechi energetici ed evitare di immettere nel territorio tutti gli scarti generati dal processo di produzione.

Anche i bilanci delle imprese dovranno cambiare, includendo il fattore sostenibilità, evidenziando e misurando queste spese che verranno trattate come investimenti.


Tenendo conto di questi dati, verranno infine costruiti degli indicatori di prestazione, mirati a classificare le imprese green, ovvero quelle che avranno adottato una politica fondata sul Design Respect.


Saranno così necessariamente definiti e introdotti precisi riferimenti misurabili dell’EC, in grado di incentivare chi di necessità ecologica ne farà virtù.


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