SERP

Aggiornamento: 12 apr

La SERP, il Mostro sacro della società digitale, di cui molti ancora non conoscono il reale significato.


Si tratta dell’acronimo di Search Engine Results Pages, che racchiude al suo interno le pagine che il motore di ricerca ci propone quando viene posta una query nella barra di ricerca.


Quando un utente compie una ricerca sul web, sfruttando i bias cognitivi, solitamente si sofferma sui risultati che vengono mostrati nelle prime pagine, evitando di scorrere e aprire le pagine successive, non solo, la maggior parte degli utenti, circa l’80%, valuta come rilevanti ed importanti i risultati che appaiono nella prima pagina, condannando erroneamente quelli presenti nella pagine seguenti, pensando che la loro collocazione sia sinonimo di minor affidabilità.


Ma la realtà è ben lontana da queste credenze, i risultati che i motori di ricerca mostrano quando gli viene posto un quesito sono influenzati da numerosi fattori, ovvero da specifici algoritmi.

Volendo fare ordine è intanto importante specificare che i risultati nella SERP si suddividono in 3 macrocategorie:


  • Annunci a pagamento

  • SERP features

  • Risultati Organici


Gli annunci a pagamento sono per intenderci, i classici annunci promozionali di Google, quelli che ogni navigatore trova sempre sempre in cima alla pagina, dunque per apparire in essi è necessario avviare una campagna di advertising.





Questi funzionano sulla base del Pay-Per-Click PPC, le aziende pagano delle aste su ogni parola chiave e ovviamente, chi paga di più vince, ma è anche vero, che a parità di spesa, nel tempo Google nelle sue metriche che aggiudicano la pole position ai diversi annunci pubblicitari, ha imparato a tenere conto anche dei CTR ovvero la percentuale di click ricevuti sul tuo annuncio.


Viene da sé che, gli ADS di Google spingono tutti i contenuti rimanenti verso il basso.


La SERP feature utilizza il Google’s Knowledge Graph, ovvero, è il tentativo di restituire i risultati più pertinenti con il minimo necessario per ottenere il click, e poiché Google inizia a dare molto peso alla semantica, quando si pone una query generica il motore di ricerca presenterà le informazioni più pertinenti.



Questi risultati sono definiti featured snippet e sono una risposta sintetica ad una domanda ampia e generica ad esempio, se dovessimo semplicemente inserire nella nostra barra delle ricerche la parola d’annunzio, il risultato in cima alla pagina sarà la biografia del celebre scrittore Gabriele D’annunzio e nel risultato successivo le citazioni e gli aforismi più famosi a lui attribuiti, nel tempo i risultati legati alla Serp Feature come esattamente come gli ADS tendono a farsi largo sul podio di Mr G.



I risultati Organici, sono gli elenchi delle pagine web che appaiono in seguito ad una query e questi sono meticolosamente indicizzati da Google.

Ancora oggi nessuno ha compreso perfettamente quali siano le metriche utilizzate dal famoso motore di ricerca per attribuire importanza ad una pagina web piuttosto che un’altra, tuttavia è certo che per essere apprezzati dalla grande G della Silicon Valley è necessario dedicarsi anima e corpo all’implementazione della SEO (search engine optimization).


Ma cosa significa attribuire importanza alla SEO?


Sicuramente significa consolidare il valore del proprio sito web attraverso un lavoro che regalerà risultati non immediati bensì a lungo termine, il punto chiave è: da dove partire per iniziare questo lavoro?


Tra i principali fattori di ranking che sono stati osservati e che sembrerebbe possano incentivare nel tempo la risalita di un sito all’interno della SERP, vi è in primis l’attività backlink.


È noto infatti che solo 1 pagina ogni 20 riceve traffico senza backlink, più backlink riceve una pagina più traffico viene smistato su essa.

Ogni sito o pagina web deve seguire l’imperativo mobilefirst ovvero essere ottimizzato per la visualizzazione da device mobile, inoltre per essere apprezzato dall’utente medio deve essere altamente responsive.


Collegare il proprio social network sembra essere una scelta premiata.

Se un tempo ad avere un ruolo decisivo erano le keywords, ad oggi in seguito all’inserimento dell’algoritmo hummingbird, si è notata una nuova tendenza di indicizzazione: Google tende ad utilizzare come criterio preferenziale la semantica, riuscendo a individuare chi propone un argomento in relazione ad un contesto, ne viene da sé che il vero valore è attribuito ai contenuti che oggi risultano la componente più importante.


Attuare una content strategy non significa fare content marketing, bensì content curation, attraverso l’utilizzo integrato dei tools online, una ricerca accurata delle fonti, attenta lettura e selezione degli argomenti principi della propria content strategy, corretta contestualizzazione di questi nel canale commerciale, condivisione attraverso i social media.

Find- Curate- Share mix potente per risalire nella SERP.






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